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I 5 VIDEO PIU’ IMPRESSIONANTI DEL WEB (Vol. 2)

Internet è un oceano profondo. Uno strumento utilissimo, che è in grado di informarci, divertirci, incuriosirci e, a volte, spaventarci o quantomeno inquietarci. Una finestra sul mondo in grado di mostrarci tutto ciò che accade al suo interno, anche nei suoi aspetti più tristi ed impressionanti.

Nel mio articolo intitolato “I 5 video più impressionanti del web” vi parlai di alcuni dei filmati più impressionanti e destabilizzanti che si possono trovare in rete. Oggi vi parlerò di altri cinque filmati. Cinque video in grado di porci di fronte alla morte, alla follia ed alla disperazione.

ATTENZIONE – Sconsiglio la visione dei filmati ai più sensibili, in quanto contengono immagini e situazioni molto forti.

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Numero 5 – Ragazzo si tuffa e si rompe la testa

Questo video è presente su internet da moltissimo tempo. Un filmato amatoriale estremamente violento, non per le azioni che vengono commesse, ma per le conseguenze terrificanti di un gesto tanto impulsivo quanto stupido.

In una spiaggia, in Libano, alcuni ragazzi si trovano sul bordo di un bassa scogliera e, a turno, si tuffano in acqua. Uno dei ragazzi scivola poco prima del salto e colpisce di testa una piccola piattaforma di cemento utilizzata dai pescatori del luogo. In breve tempo l’acqua cambia colore, divenendo rossa a causa del sangue. Il corpo inerme del ragazzo galleggia a pancia in giù nel mare.

Il filmato subisce un taglio, e ci ritroviamo in un ospedale. Medici ed infermieri si stanno affannando attorno al ragazzo. Le sue condizioni sono spaventose. Il volto del giovane è stato completamente divelto. Diviso verticalmente in due metà. Una ferita allucinante.

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Il giovane è ancora vivo e cosciente mentre i dottori fanno di tutto per tentare di medicare, per quanto possibile, quella tremenda ferita.

Esistono molte controversie relative alla veridicità di questo video in rete. Alcuni affermano che sia un falso. Altri ne difendono l’autenticità. Altri ancora pensano che si tratti di un montaggio composto da due video differenti. Per quanto mi riguarda, vero o no, questo filmato è un perfetto deterrente per tutti coloro che abbiano in mente di compiere dei gesti poco intelligenti e molto pericolosi.

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Numero 4 – Il suicidio di Budd Dwyer

Budd Dwyer fu’ un politico statunitense che cadde in disgrazia in seguito ad un grande scandalo nel quale fu coinvolto. Accusato di corruzione, frode ed associazione a delinquere rischiava una condanna fino a 55 anni di carcere, oltre ad una salatissima multa da trecentomila dollari.

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Lo scandalo aveva avuto una grande risonanza. La carriera e la reputazione che Budd era riuscito a costruirsi nel corso di una vita di politica gli si erano letteralmente sgretolate tra le mani nel giro di pochi giorni.

Dwyer, nonostante le accuse, continuava a giurare di essere innocente, completamente estraneo allo scandalo. Ma questo non servì.

Fu in quel momento, quando l’uomo si rese conto che non vi era alcuna via d’uscita da quella situazione, che decise di indire una conferenza stampa. Tutti i mezzi di comunicazione furono interessati da questa conferenza. La stanza era gremita di giornalisti pronti a fare le loro domande a Dwyer, circondato dai suoi compagni politici. Budd iniziò
a fare il suo discorso. Un breve ringraziamento a Dio per la fortuna che aveva avuto nella sua vita. Un paio di frasi per ribadire la sua innocenza e la sua impotenza di fronte al sistema giudiziario a americano, ed in infine un breve addio alla sua famiglia. Dopo di che l’uomo estrasse una revolver e disse “Per favore, lasciate la stanza se questo vi può turbare”. E poi…successe.

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Numero 3 – Vijayan Mash

In questa posizione della classifica troviamo un altro video estremamente famoso. Un video che, ai tempi in cui venne reso pubblico, impressionò l’intera comunità del web.

Vijayan Mash era uno scrittore ed accademico indiano. Un uomo estremamente intelligente ed ammirato nel suo paese.

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Il 3 ottobre del 2007 l’uomo stava tenendo una conferenza stampa nella quale esprimeva il suo parere riguardo ad uno scandalo politico che coinvolgeva il presidente indiano. Le domande dei giornalisti si susseguivano a ritmo serrato e Vijiyan stava rispondendo col suo tipico tono pacifico ed educato a tutte le domande. Tutto sembrava
procedere normalmente, e nessuno immaginava ciò che di li a pochi secondi sarebbe accaduto. Un attacco cardiaco stroncò la vita dell’uomo proprio li, di fronte ai giornalisti ed alle telecamere. Una vita che lentamente si spegne davanti a migliaia di occhi. Un’immagine estremamente forte ed impressionante.

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Uno dei pochi video che, secondo me, è in grado di porci brutalmente di fronte alla morte nuda e cruda. Senza sangue, senza violenza…semplicemente la fine di una vita.

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Numero 2 – Kalpesh Suthar

Morire arsi vivi è probabilmente una delle morti più dolorose che esistono. La pelle che rapidamente si consuma divorata dalle fiamme. I liquidi corporei che cominciano a bollire per il calore. La carne che si fonde ai vestiti in un orrendo ammasso sanguinolento. Una morte raccapricciante, che però non fece desistere dal suo intento il giovane protagonista di questo impressionante video. Kalpesh Suthar era un ragazzo indiano di 29 anni, che scelse l’immolazione come metodo di suicidio. Era un carpentiere che fu’ fermato dalla polizia a causa di una lite violenta avuta con la sua matrigna. Il ragazzo rimase per pochi giorni in cella, ma gli abusi che subì dalla polizia lo segnarono profondamente, spingendolo ad un gesto estremo per portare una luce una realtà purtroppo largamente diffusa nel suo paese.

Kalpesh decise di darsi fuoco davanti alla stazione di polizia all’interno della quale era stato rinchiuso.

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Ma su questa vicenda, già di per se molto drammatica ed impressionante, si apre una nuova voragine di orrore. Si scoprì infatti che furono due giornalisti locali a convincere il ragazzo a scegliere l’immolazione come metodo di protesta. Lo convinsero a cospargersi di cherosene e darsi fuoco davanti alla stazione di polizia per richiamare l’attenzione dei media.

Promisero anche che, dopo averlo filmato per alcuni secondi, lo avrebbero aiutato a spegnere le fiamme. Purtroppo però, la seconda parte della loro promessa, non venne mantenuta. I giornalisti si limitarono a filmare il ragazzo fino al momento della sua morte. Grida orribili di dolore accompagnano il video per interminabili secondi. Secondi intrisi di dolore, paura e disperazione.

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Numero 1 – 1 lunatic 1 ice pick

Pochi filmati possono essere paragonati per brutalità, violenza e follia al video conosciuto dal popolo del web come 1 lunatic 1 ice pick.

Questo filmato, degno dei recessi più profondi del deep web, è tanto rivoltante quanto facilmente reperibile.

Luka Magnotta era un pornoattore omosessuale canadese dal passato burrascoso e afflitto da diversi problemi mentali molto gravi.

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Un giorno di maggio del 2012 la sua follia si sprigionò in tutta la sua potenza. Luka, dopo avergli somministrato una massiccia dose di droghe, seviziò ed uccise Lin Jun uno studente universitario in trasferta in Canada. Secondo alcune voci il giovane asiatico era l’amante di Magnotta.

Dopo aver smembrato il cadavere ed inviato alcune parti del corpo alla sede del partito conservatore canadese Luka si dette alla fuga, per poi essere arrestato e condannato all’ergastolo.

La vicenda più impressionante di questa storia è che l’efferatezza del delitto venne immortalata in un filmato
che, caricato dallo stesso Luka su internet, comparve per la prima volta sul sito Bestgore.com nel maggio del 2012.
Nel filmato possiamo vedere Lin completamente nudo legato ad un letto ed incappucciato. Il terrore del giovane è palpabile mentre Luka gli si avvicina stringendo tra le mani un rompighiaccio ed un coltello da cucina. Da questo momento il video diviene sempre più impressionante e sanguinoso. Un vortice discendente  nella follia e nella malvagità pura.

La gola del ragazzo viene tagliata, il coltello affonda nelle sue carni fino a tranciarne la testa. Dopo di che Magnotta inizia  a seviziarne il corpo facendolo a pezzi. Incide profonde ferite sul corpo del ragazzo. Ne amputa le braccia e le gambe. Aiutandosi col coltello da cucina inizia a tagliare brandelli di carne dai resti smembrati di Lin e li dà da mangiare al suo gatto. Successivamente comincia a compiere disgustosi atti necrofili col cadavere, ormai ridotto ad un torso insanguinato. I resti di Lin verranno rinvenuti pochi giorni dopo in una valigia abbandonata tra i rifiuti in un vicolo di Montreal.

Un video orrendo e profondamente deviato, la rappresentazione visiva della follia umana nella sua forma più sadica e raccapricciante.

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LE 5 TECNICHE DI ESECUZIONE PIU’ BRUTALI DELLA STORIA

Immaginate di ritrovarvi chiusi in una cella. Il tempo scorre lento ma inesorabile, secondo dopo secondo. Nella vostra mente, svuotata da ogni pensiero, trovano posto solamente paura, rabbia e rassegnazione. Questo perchè conoscete il vostro destino. La vostra condanna è la morte. Una situazione già spaventosa di per se, ma ancora più tetra se pensiamo a quante tipologie di esecuzioni, fantasiose e macabre, l’uomo è stato in grado di generare.

In questa classifica vi parlerò delle cinque tecniche di esecuzione più brutali della storia. Cinque modi dolorosi e raccapriccianti per spegnere una vita.

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Numero 5 – LAPIDAZIONE

Una delle condanne a morte più crudeli mai esistite, ed ancora in vigore in alcune parti del mondo, è certamente la lapidazione. Questa tecnica di esecuzione è praticata principalmente nei paesi islamici ed è riservata agli adulteri di entrambi i sessi.

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La vittima viene avvolta in un sudario e seppellita parzialmente. Dopo di che le vengono tirati addosso dei sassi che cominciano a distruggerne la carne e le ossa, fino al sopraggiungere della morte.

Le regole della lapidazione sono agghiaccianti ed assurde. Vengono scelti solo i sassi abbastanza piccoli da causare una morte il più lenta possibile. In oltre le donne vengono interrate fino al petto, gli uomini fino alla vita. Il perchè di questa differenza è assurdo. Secondo la legge se il condannato è in grado di liberarsi guadagna il perdono. E’ inevitabile quindi
notare come per un uomo le possibilità di salvezza siano molto superiori.

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Numero 4 – NECKLACING

Tutti noi conosciamo la pratica del rogo. Una forma di esecuzione applicata, nei tempi passati, per punire coloro che venivano giudicati colpevoli di eresia.

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Oggi riteniamo che questa terribile forma di condanna capitale sia ormai stata superata. Ma in realtà, la pratica del rogo, si è lasciata dietro una tremenda eredità.
In Sud-Africa, nei tempi recenti, la situazione politica è sempre stata molto complicata ed ha portato parecchi atti di violenza negli ultimi 30 anni.

Tra tutte le brutalità che possono scaturire da una situazione polita instabile, come non citare la condanna conosciuta come Necklacing.

Un copertone viene riempieto di benzina ed infilato a forza attorno al busto della vittima, in maniera tale da bloccarne anche le braccia. Dopo di che viene appiccato il fuoco. La morte sopraggiunge dopo circa 20 minuti. Venti minuti nei quali il condannato a morte è costretto a subire ustioni tremende che, poco per volta, ne distruggono il corpo tramutandolo in un ammasso di carne carbonizzata e gomma fusa.

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Una tecnica di tortura estremamente dolorosa. Una condanna a morte disumana che, tristemente, è attuata ancora oggi.

Numero 3 – LA DIVISIONE DEL CORPO

Questo metodo di esecuzione è veramente raccapricciante. Quanto di più doloroso e crudele voi possiate immaginare.

La sega era utilizzata quando si voleva dare una morte lenta alla vittima, ed allo stesso tempo la si voleva privare della sua dignità.

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Il condannato veniva appeso a testa in giù per le caviglie. Le sue mani erano saldamente bloccate affinchè non potesse in alcun modo disturbare il lavoro dei suoi aguzzini. Il loro compito era tanto semplice quanto sadico. Una grossa sega veniva posizionata sull’inguine del condannato che veniva diviso in due nella maniera più lenta possibile. Per quanto possa sembrarci assurdo, la morte sopraggiungeva spesso dopo molto tempo. Infatti, Il posizionamento a testa in giù della vittima non era casuale. Così facendo tutto il sangue scorreva verso il cervello, amplificando la sensazione di dolore e ritardando la morte per dissanguamento.

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Una tortura violentissima, che portava il condannato a trascorrere gli ultimi attimi della sua vita urlando di dolore e pregando i suoi carnefici per una morte più rapida.

Numero 2 – L’ AQUILA DI SANGUE

Uno dei metodi di esecuzione più dolorosi, crudeli e sanguinolenti della storia è stato certamente l’Aquila di Sangue. Una forma di esecuzione leggendaria, tipica delle popolazioni antiche del nord europa. Il condannato veniva spogliato ed immobilizzato su un altare in posizione prona. Il carnefice, armato di un affilato coltello, praticava un’incisione molto profonda lungo la sua schiena.

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Nonostante questo primo passo della tortura fosse già di per se estremamente doloroso, non era che l’inizio. L’aguzzino infilava a forza le mani all’interno dell’incisione praticata e, con violenza, spezzava le costole della vittima e le faceva fuoriuscire della schiena, in modo tale che ricordassero un paio di ali. Dopo di che, sempre con le mani, estraeva i polmoni dell’agonizzante condannato e li posizonava sulle sue spalle.

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La vittima moriva entro poco tempo per soffocamento circondata dal suo stesso sangue, tra i più atroci ed inimmaginabili dolori.

Una tecnica di esecuzione raccapricciante che non si guadagna il primo posto di questa classifica solamente perchè nessuno, ad oggi, è ancora riuscito a stabilire se effettivamente sia stata attuata o se sia solo frutto di leggende e racconti.

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Numero 1 – LO SCUOIAMENTO

La morte per scuoiamento raggiunge l’apice del sadismo umano. Per attuare questo tipo di esecuzione era necessario un boia con molta esperienza.
Infatti, oltre al compito di scuoiare il condannato a morte, premurandosi di tenerlo in vita il più a lungo possibile, doveva anche preservare la pelle della sua vittima in modo da poterla appendere per le vie della città come monito alla popolazione.

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Questa tecnica di esecuzione era molto diffusa in tutto il mondo e le varianti erano molte.
In Cina, per esempio, si toglieva la pelle solamente dal volto della vittima. In Persia, invece, tutto il corpo veniva spellato, portandone la carne viva a vista.
Immaginate il dolore ed il terrore di un condannato allo scuoiamento mentre il suo aguzzino, lentmente e con perizia, gli asportava la pelle, pezzo dopo pezzo.

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Immaginate di vedere parti del vostro corpo che una dopo l’altra vengono posizionate su un tavolo davanti a voi mentre vi tramutate lentamente in una maschera di sangue e carne.

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Normalmente la morte per dissanguamento sopraggiungeva dopo qualche ora, ma se il boia era esperto riusciva a compiere il lavoro senza provocare eccessive perdite di sangue. In questo caso l’agonia era notevolmente prolungata ed era lo shock ad uccidere il condannato.

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