IL MISTERIOSO MASSACRO DELLA FAMIGLIA GRUBER

Nel corso della storia sono avvenuti innumerevoli fatti inquietanti. Avvenimenti misteriosi e delitti irrisolti sono argomenti tanto affascinanti quanto spaventosi. Ma cosa accade quando queste due tipologie di eventi si combinano? Cosa accade quando un delitto irrisolto e brutale si fonde ad una serie di fatti misteriosi e disturbanti? L’inquietante storia dei delitti di Hinterkaifeck ne è un esempio terribilmente lampante.

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La nostra storia inizia nel 1921, in una zona boscosa della Baviera, Germania. Nella fattoria Hinterkaifeck viveva la famiglia Gruber, composta da Andreas e Cäzilia, i padroni di casa, Viktoria, la loro figlia divenuta da poco vedova, ed i nipotini Cäzilia e Joseph, di 7 e 2 anni.

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Quello che all’apparenza poteva sembrare un vero e proprio idillio, con una famiglia unita che viveva in un luogo meraviglioso e bucolico, in realtà nascondeva terribili segreti. Andreas, il padrone di casa sessantatreenne, era
un uomo violento ed autoritario. A casa la sua parola era legge, e non esitava a farsi rispettare utilizzando la cinghia, che troppo spesso si abbatteva sul corpo della moglie.

Si mormorava che l’uomo fosse attratto in maniera insana dalla figlia Viktoria e che avesse più volte abusato sessualmente di lei. Si vociferava che il piccolo Joseph, il figlio minore della ragazza, fosse stato concepito in seguito ad uno dei numerosi stupri operati da Andreas. Quel che è certo è che l’uomo fece di tutto, negli anni successivi alla morte del marito di Vicktoria, per impedirle di sposarsi nuovamente. Ma le disturbanti e deviate vicende famigliari dei Gruber non erano l’unico ricettacolo di oscurità che si nascondeva all’interno della fattoria Hinterkaifeck.

Una notte la serva della famiglia in seguito a degli strani avvenimenti, decise di licenziarsi. La donna si trovava all’esterno delle sue stanze, nel cortile, quando cominciò a sentire strane voci che mormoravano nell’oscurità. La serva, incuriosita, decise di cercare la fonte di tale rumore. Le voci sembravano provenire dall’atticco e, man mano che vi si avvicinava, poteva udirle sempre con maggiore chiarezza, fino a che non iniziò a sentire le inquietanti voci, dal tono cupo e cavernoso, che pronunciavano il suo nome in una sorta di cantilena. La donna fu’ costretta a fuggire all’interno delle sue stanze quando le voci demoniache cessarono per lasciare posto a rumori assordanti che si propagavano per tutto il cortile. A detta della serva la fattoria era posseduta.

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Non possiamo sapere se ciò che vide la donna fu realtà o solamente un’allucinazione causata dallo stress accumulato a causa dell’ambiente così ostile e violento in cui lavorava. Quel che sappiamo di per certo è che la donna, da quella notte, non potè più reggere la situazione. Decise di andarsene.

A causa della reputazione sinistra che la fattoria Hinterkaifeck si stava facendo passarono dei mesi prima che la famiglia riuscisse ad assumere una nuova donna di servizio. Naturalmente i Gruber non credettero ad una sola parola proferita dalla serva, neanche quando raccontò di aver visto una strana figura dal capo incappucciato nascondersi nell’ombra. Ma da quel giorno, per i Gruber, le cose cominciarono a precipitare in un vortice di orrore, fino al terrificante epilogo.

Una sera Andreas scoprì una serie di impronte nella neve fresca che dal fienile arrivavano fino al centro della proprietà. Provenivano dal vicino bosco e sembravano sparire nel nulla. La notte stessa l’uomo fu svegliato da dei rumori agghiaccianti che provenivano dalla verada dell’abitazione. La steessa cosa che la cameriera licenziatasi
poco tempo prima, gli aveva raccontato terrorizzata. Ma, nonostante le accurate ispezioni di tutta la proprietà, non fu trovato nulla fuori posto.

L’inquietante situazione andò avanti per diverso tempo, fino al 31 maggio del 1922. Quel giorno l’incubo dei Gruber, una famiglia dilaniata dalla violenza di un padre padrone e da quegli stani fenomeni, ebbe fine…con la brutale morte di tutti i suoi componenti.

Gli abitanti del villaggio vicino, non vedendo da giorni nessun membro della famiglia, si insospettirono, e decisero di mandare le autorità sul posto. Apparentemente tutto sembrava tranquillo alla fattoria ma, nel granaio, si nascondeva il primo indizio di uno dei crimini più brutali e misteriosi mai commessi nella storia.

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A terra, ricoperto dal fieno, c’era il cadavere di Andreas. All’interno dell’abitazione i corpi della moglie, di Victoria e della figlioletta Cäzilia giacevano, ricoperti da alcuni vestiti, in una pozza di sangue. La serva appena assunta si trovava all’interno delle sue stanze. Il suo corpo era stato brutalmente martoriato ed erano evidenti segni di tortura.

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Il minore dei figli di Viktotia, Joseph di soli due anni, fu ritrovato all’interno della sua culla, senza vita e con numerose ferite insanguinate sparse per il suo piccolo corpo. In quella fattoria si era consumato un vero e proprio
massacro. Il sangue imbrattava le pareti ed il pavimento dell’abitazione.

Le indagini della polizia rivelarono che tutti i componenti della famiglia erano morti a causa di violente picconate sulla testa.

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In oltre, per qualche oscuro motivo, da tutti i corpi era stata asportata una ciocca di capelli. Si stabilì che i decessi erano avvenuti venerdì 31 maggio ma, stranamente, i vicini affermarono con certezza che avevano visto del fumo fuoriuscire dal camino dell’abitazione fino alla domenica sera.La polizia ritrovò anche numerosi pasti semi consumati in giro per la casa. Il cibo era ancora molto fresco, probabilmente preparato la sera precedente. Inizialmente si pensò al furto come movente, ma questa teoria fu scartata subito dopo che vennero ritrovati tutti i soldi dei Gruber al sicuro nell’abitazione. Alcuni ipotizzarono un delitto passionale, ma le prove a supporto di questa tesi scarseggiano.

Ad oggi, a distanza di quasi 100 anni da quegli orribili accadimenti, ancora nessuno sa con certezza cosa accadde quel giorno nella fattoria dei Gruber. Chi li uccise? Quale assassino riuscì a compiere una strage così efferata, uccidendo 6 persone a colpi di piccone, e ad avere il sangue freddo di fermarsi ancora due giorni all’interno dell’abitazione preparandosi dei pasti ed utilizzando il camino? Gli strani avvvenimenti che torturarono psicologicamente i Gruber, le impronte nella neve, gli strani rumori…fu l’assassino stesso a farli
oppure dietro a questa inquietante vicenda si nasconde qualcosa di più oscuro. Purtroppo, quasi sicuramente, non lo sapremo mai.

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ORRORE AD HONG KONG – L’omicidio di Hello Kitty

Quella che sto per raccontarvi è una storia raccapricciante. Un racconto di orrore, tortura e morte. Una vicenda segnata dalla depravazione più profonda e brutale che, sono certo, sarà in grado di turbarvi profondamente. Quello che sto per raccontarvi è il caso universalmente noto come L’omicidio di Hello Kitty.

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Questa storia ha inizio ad Hong Kong, nel 1999. Una ragazzina di 14 anni, dal nome sconosciuto a causa delle leggi che tutelano i minori di età, si recò di corsa dalla polizia. Era terrorizzata. Le sue mani tremavano e sudavano copiosamente. Il suo volto era contratto in una smorfia di terrore mentre raccontava agli agenti la sua bizzarra storia. La ragazzina era convinta di essere perseguitata dallo spettro di una donna. Non poteva più dormire, ne restare da sola al buio. Appena provava a chiudere gli occhi il terrificante fantasma si manifestava, perseguitandola giorno dopo giorno.

Naturalmente la polizia non volle credere a questo racconto. Gli agenti stavano per accompagnare la quattordicenne fuori dal dipartimento quando una delle frasi che pronunciò li congelò sul posto. “Sono perseguitata dallo spirito della donna che io ed il mio ragazzo abbiamo torturato ed ucciso”. Non era possibile ignorare una tale frase.

I poliziotti, seppur ancora scettici, si recarono nell’abitazione indicata dalla ragazza. Ciò che trovarono non fece altro che confermare i loro più oscuri presentimenti.

All’interno dell’abitazione erano evidenti i segni di un recente massacro. Qualcosa di orripilante era accaduto da poco.

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I resti smembrati e bolliti di una ragazza vennero ritrovati in giro per l’appartamento. Visceri all’intero di sacchetti di plastica, sangue nella vasca da bagno. Il ritrovamento più emblematico e disturbante di tutti fu’ un teschio umano cucito all’intero di un grande pupazzo di Hello Kitty versione Sirena.

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Di fronte agli occhi della polizia andava configurandosi uno dei delitti più brutali e depravati mai commessi
ad Hong Kong. Insieme alla quattordicenne vennero fermati il suo fidanzato ed altri due uomini, tutti membri della criminalità del luogo. Il loro racconto riguardo al macabro ritrovamento ed all’omicidio ad esso collegato è agghiacciante.

Fan Man-Yee era una bella ragazza di 23 anni.

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La sua vita era sempre stata abbastanza difficile. Era nata e cresciuta in un ambiente colpito dalla criminalità, dove
era necessario vivere di espedienti per sopravvivere. Lavorava come hostess in un night club della zona. Il suo lavoro consisteva nell’accogliere i clienti all’interno del locale, intrattenerli, offrire loro dei drink e metterli a proprio agio. Spesso era anche costretta a prostituirsi per poter tirare avanti. La ragazza era dipendente dalle droghe, in particolare dall’ Ice, un tipo di metanfetamina molto in voga in Asia. Fu proprio questa dipendenza a portarla a conoscere Chan Man-lok, un delinquente locale membro della criminalità organizzata.

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Chan divenne un cliente regolare della ragazza ed arrivò a passare moltissimo tempo con lei.  La loro pseudo-relazione durò circa un anno. Fin che un giorno Fan commise lo sbaglio più grande della sua vita, uno sbaglio che le sarebbe costato molto caro. La ragazza rubò il portafoglio di Chan e tentò di far perdere le sue tracce. La vendetta dell’uomo fu’ tremenda.

Il 17 marzo del 1999 Chan ordino’ ai suoi complici Leung Shing-cho e Leung Wai-lun di sequestrare la ragazza. Il piano era quello di farla prostituire fino a che non fosse riuscita ad estinguere il suo debito. Ma i tre delinquenti erano quasi sempre fatti di Ice e non riuscirono a contenere la loro violenza su Fan. Una prostituta sfigurata e ricoperta di lividi non poteva attirare molti clienti. I tre, in uno scatto di incredibile brutalità, si resero conto che sarebbe stato molto più divertente torturarla. Fan Mann-Yee venne rinchiusa all’interno di un appartamento e venne torturata ogni giorno per un mese intero. Il suo supplizio fu orribile.

I delinquenti sfogavano la loro ira sulla ragazza perquotendola con estrema violenza. Il su fragile corpo veniva sbattuto contro le pareti del’abitazione con terribile forza. Spranghe di ferro e tubi erano utilizzati per colpirla al volta e sulla schiena. La perversione dei suoi aguzzini non conobbe limiti. La donna veniva costretta a sorridere ad ogni percossa ricevuta, veniva costretta a ringraziare i suoi carnefici per i colpi subiti. Se si rifiutava veniva colpita con ancor più violenza. I suoi aguzzini arrivarono persino ad avvolgerla nella plastica per poi scioglierlgliela sulla pelle con un ferro rovente. Entro breve tempo il corpo della ragazza venne ricoperto da ustioni orribili e ferite purulente. I 3 carnefici si divertivano a ricoprire le ferite della donna con diversi almenti e salse piccanti, nel tentavo di stabilire quale di queste facesse più male. Un giorno Fan venne sorpresa a rubare del cibo dalla cucina dell’appartamento. Per punizione i suoi torturatori presero del grasso misto ad olio, lo riscaldarono nel microonde fino fargli raggiungere una temperatura elevatissima e la costrinsero a berlo.

La giovane veniva torturata brutalmente ogni giorno, fino a che i suoi aguzzini non avevano smaltito la dose giornaliera di metanfetamina e la ragazza era ridotta ad un pezzo di carne insanguinato e privo di ogni emozione. Le torture che subiva erano molto varie ed andavano dalle ustioni all’obbligo di ingerire urina ed escrementi. Anche la fidanzata quattordicenne di uno dei tre prese parte alle torture, la stessa ragazzina che poi correrà dalla polizia perchè convinta di essere perseguitata dal fantasma di Fan. Finalmente, dopo un mese intero di inferno, Fan Man-Yee morì all’interno del bagno in cui da qualche giorno era segregata. I suoi carnefici non ebbero pietà di lei neanche dopo la morte. Fecero a pezzi il corpo della ragazza all’interno della vasca da bagno. Le tagliarono la testa e la bollirono in una pentola. Presero quel che e restava e lo nascosero all’interno di una bambola di Hello Kitty.

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I tre aguzzini vennero condannati all’ergastolo con l’accusa di rapimento ed omicidio. La quattordicenne che andò dalla polizia invece, a causa della sue giovane età e della sua testimonianza volontaria, venne considerata collaboratrice di giustizia ed evitò così l’incarceramento.

Questo orribile delitto ebbe da subito un’enorme risonanza mediatica e venne conosciuto in tutto il mondo grazie all’articolo di Tom Hilditch intitolato “The Hello Kitty Murder”.

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BAMBOLE UMANE – Una storia di follia

Ancora una volta ci ritroviamo a parlare degli abissi della follia umana. Non è una cosa nuova. Abbiamo parlato di Serial Killer, istituzioni violente e brutali, maltrattamenti, mostri, quelli veri, quelli che uccidono e compiono atti disumani. Ma non sempre la follia deve manifestarsi con azioni violente. Spesso i recessi più oscuri della mente umana sono silenziosi, passano inosservati, ma non per questo sono meno bizzarri e, soprattutto, inquietanti. Quest’oggi vi racconterò la storia di un uomo, un’uomo ossessionato dalla morte. Un uomo che, seppur considerato un genio da tutti coloro che lo conoscevano, ha dimostrato di aver toccato uno dei picchi più alti della follia, dimostrandoci ancora una volta che l’essere umano sarà sempre capace di sorprenderci per i suoi atti deviati.

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Questa storia inizia con il brutale omicidio di una bambina.

Russia, 2002. Olga Chardymova era una bambina di 10 anni che, come una moderna cappuccetto rosso, andò
incontro ad un destino tetro. Però, a differenza della favola, non fu così fortunata da avere un lieto fine.

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La bambina, approfittando dell’assenza dei genitori, decise di recarsi a far visita alla nonna. Seppur fosse la prima volta che usciva da sola, si sentiva abbastanza sicura e per nulla in pericolo. In fondo la nonna abitava solamente ad un isolato di distanza. Olga non avrebbe mai immaginato che un tossico dipendente, con l’intento di derubarla dei suoi orecchini, avrebbe posto violentemente fine alla sua vita con l’ausilio di una spranga di ferro. Un destino straziante che rovinò per sempre la vita dei suoi genitori.
Ma l’incubo, per i due coniugi, era appena iniziato. Poco dopo aver seppellito la bambina una serie di misteriose lettere anonime cominciò ad apparire sulla tomba di Olga. Il loro contenuto era tanto bizzarro quanto morboso. Nelle lettere si facevano gli auguri alla piccola deceduta per il suo compleanno o per il primo giorno di scuola. Oppure si facevano domande ed auguri relativi al suo futuro scolastico. Quello che, inizialmente, sembrava uno scherzo di pessimo gusto…ben presto divenne orrore.
Iniziarono le minacce. “Se non erigerete un monumento degno della bambina il suo cadavere sarà disseppellito”. Questa ed altre inquietanti minacce cominciarono ad apparire sulle lettere anonime. Una situazione raccapricciante per dei genitori che considerano la tomba della propria figlia come il luogo più sacro al mondo. La situazione rimase la stessa per molti anni. Solamente nel 2011 qualcosa si mosse. La polizia contatto la famiglia di Olga affermando che un’ uomo, Anatoly Moskvin, era stato arrestato.

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Egli era considerato dalle forze dell’ordine l’autore di quelle macabre lettere. Si ritenne necessario riesumare il corpo della bambina. Ciò che tutti temevano si palesò all’apertura della piccola bara. Il corpo di Olga era sparito. La polizia, purtroppo, sapeva perfettamente dove si trovava.

Provate ad immaginare l’orrore e lo sgomento dei poliziotti che fecero irruzione nel lussuoso appartamento di Anatoly Moskvin a Nizhny Novgorod, mentre davanti ai loro occhi si presentava lo spettacolo più agghiacciante che avrebbero mai visto nella loro carriera.

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L’intero appartamento era disseminato di corpi di bambine di età compresa tra i 3 ed i 12 anni. Erano tutte morte da diverso tempo e semi mummificate. I piccoli cadaveri erano stati agghindati con abitini da festa e grottesche maschere, in maniera tale da nasconderne l’avanzato stadio di decomposizione. Uno di loro era stato addirittura camuffato da orsetto di peluches.

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Le bambine si trovano ordinatamente sedute sul divano, oppure posizionate su delle sedie attorno al tavolo, a simulare un’inquietante festa di compleanno. Delle macabre bambole umane che offrivano uno spettacolo
tanto spaventoso quanto triste. I corpi erano 28, tutti vestiti ed agghindati a festa. Ma chi era l’autore di questo scempio? Chi era Anatoly Moskvin?

L’uomo era uno storico russo estremamente qualificato in grado di parlare addirittura 13 lingue. A detta di amici e parenti si trattava di un vero e proprio genio. Quello che nessuno sospettava era che la sua mente geniale era stata corrotta dal seme della follia. Un seme che aveva iniziato a germogliare fin dai primi anni della sua vita, durante i quali sviluppò un’insana ossessione per la morte. Le cause della sua macabra perversione furono molteplici. Anatoly fu vittima di abusi sessuali in tenera età. In oltre a detta stessa dell’uomo, la sua perversione naque quando, da ragazzino, venne costretto dai genitori a baciare il volto di una sua amichetta, morta da poco, durante il suo funerale. L’uomo aveva il desiderio di adottare una bambina, desiderio che non venne mai soddisfatto dato che non era sposato. Tutti fattori che lo portarono a sviluppare il suo malato interesse nei confronti della morte e dei cadaveri delle bambine.

Anatoly percorse in lungo ed in largo tutti i cimiteri che si trovavano entro 20 miglia da casa sua, alla ricerca di nuove bambole da aggiungere alla sua inquietante collezione.

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Nella sua mente, Anatoly, stava rendendo omaggio a queste piccole vite spezzate. Credeva di essere l’unico a ricordarsi ancora di loro, l’unico a donare ai piccoli corpi affetto e calore umano. La sua ossessione, seppur apparentemente innocua, per lo meno se relazionata ad altre devianze ben più brutali e macabre, rappresentò senza ombra di dubbio una vera e propria pugnalata al cuore dei genitori delle piccole bambine sparite dalle loro tombe e tramutate nei compagni di giochi di Anatoly.

Poco dopo il suo arresto l’uomo venne considerato incapace di intendere e di volere e venne internato in una clinica psichiatrica nella quale si trova ancora oggi. I medici che lo hanno in cura affermano che la guarigione è impensabile, e che ci sono pochissime possibilità di miglioramento. Dicono che molto probabilmente Anatoly Moskvin non lascerà mai la clinica.

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GLI ORFANI DI DUPLESSIS

L’umanità, nel corso della storia, ci ha spesso messo di fronte a fatti orribili. Testimonianze violente ed inequivocabili della brutalità umana. Orrori collegati a motivi ideologici, religiosi o politici. Ma negli ultimi anni uno dei motivi predominanti per cui certi atti disumani vengono compiuti è sicuramente stato il denaro.
La ricchezza, il potere e l’arrivismo, per alcune persone, sono dei motivi più che validi per uccidere e commettere violenza. E, se dobbiamo parlare di brutalità legate al denaro, è praticamente impossibile non parlare della triste storia degli Orfani di Duplessis.

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Nel 1936 Maurice Duplessis venne eletto primo ministo del Quebeq.

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L’uomo era un fervente cattolico e, fin dai primi giorni del suo mandato, decise che il suo compito principale sarebbe stato quello di occuparsi delle fasce più povere e disperate della popolazione, in particolare delle madri single e degli orfani.

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All’apparenza un nobile intento. In realtà, quello a cui puntava Duplessis era il mero guadagno economico. Una motivazione che secondo il primo ministro, era sufficente a giustificare gli atti abominevoli che di li a poco sarebbero accaduti.

Gli anni 30 e 40 furono un periodo molto particolare per il Quebeq. La povertà dilagava, i servizi sociali scarseggiavano e la mentalità dominante era quella cattolica nella sua forma più arcaica e bigotta. Essere una madre single in quel periodo era una situazione molto difficile. Questa categoria di donne diveniva una facile preda per la
critica sociale. La loro vita era spesso tramutata in inferno dall’opinione pubblica impietosa. Molte madri si ritrovarono a dover prendere decisioni drastiche al fine di poter condurre una vita di nuovo normale. Abbandonare i propri figli in uno dei molti orfanotrofi presenti nella zona spesso era l’unica soluzione attuabile.
Oggi ci sembra una cosa assurda, ma all’epoca, gli orfanotrofi nascevano anche per accogliere i bambini nati al di fuori del matrimonio, in fondo andavano contro allo spirito cattolico conservatore di quel tempo, ed andavano nascosti, tolti dalla circolazione.
Ed è proprio partendo da queste premesse che il piano di Duplessis ebbe inizio.

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Al primo ministro interessavano i sussidi economici che il governo federale garantiva agli istituti psichiatrici ed ai loro pazienti. Un malato valeva due dollari e settantacinque al giorno, un orfano solamente un dollaro e venticinque. I soldi facevano gola a Duplessis e la sua soluzione per ottenerli fu drastica e brutale. La strategia era la seguente. Si prendevano i bambini destinati agli orfanotrofi, e si cominciavano a falsificare documenti e cartelle cliniche. Venivano visitati da psichiatri e psicologi complici del sistema, che diagnosticavano malattie mentali inesistenti. Così facendo una grande quantità di bambini sani, destinati agli orfanotrofi, vennero invece dirottati verso i numerosi centri psichiatrici. Tutto questo con l’aiuto delle più importanti figure religiose del Quebeq a cui Duplessis diede in gestione molti dei suoi ospedali psichiatrici.

Una situazione tremenda, ma non finisce qui. Dal momento che potevano essere attuati dei controlli a sorpresa
sui bambini confinati negli istituti mentali, spesso si attuavano delle vere e proprie torture al fine di trasformarli in degli autentici malati psichiatrici. Vennero fatte migliaia di lobotomie, centinaia di sessioni di elettro-shock e qualunque altra cosa necessaria per superare con successo i controlli a sorpresa.

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I bambini venivano spesso utilizzati per sperimentazioni con droghe e sostanze di varia natura. In particolare vennero utilizzati per testare la clorpromazina, conosciuta anche come “lobotomia chimica”. Questa sostanza può causare problemi cardiovascolari, vomito, tremori incontrollabili, rigidità del corpo, alterazioni di coscenza, coma
e persino la morte. I maltrattamenti che subivano i bambini erano molto vari e numerosi. Maltrattamenti fisici e
psicologici erano all’ordine del giorno e, a volte, arrivavano persino alla violenza sessuale. Dopo anni di questo trattamento gli ospiti delle strutture spesso sviluppano numerose malattie mentali, ed in breve tempo perdevano la possibilità di poter tornare a condurre una vita normale.
Tutte torture insensate ed inutili, attuate su bambini sani la cui unica colpa era quella di essere nati fuori dal matrimonio, in un periodo a loro estremamente sfavorevole.
Piccole vite spezzate dall’avidità umana.

Il numero di bambini che subirono questa triste sorte si aggira intorno ai 22mila. I morti furono circa mille e si racconta che il governo si arricchì vendendo i loro corpi alle facoltà di medicina della zona.
Duplessis morì nel 1959 a causa di un problema celebrovascolare. Poco dopo la storia da incubo che si celava dietro agli orfanotrofi ed agli ospedali psichiatrici per bambini del Quebeq fu rivelato all’opinione pubblica. I racconti dei superstiti di questo sistema deviato sono raccapraccianti e descrivono con lucido terrore le torture che subirono all’interno di quelle terribili strutture. Ad oggi, delle più di 20mila vittime solo 3mila sono ancora in vita.
Dovettero attendere anni prima di ricevere un risarcimento, o anche solo delle scuse da parte dello stato. La vicenda degli Orfani di Duplessis rappresenta, senza ombra di dubbio, una delle pagine più tristi ed oscure della storia dell’umanità.

 

 

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