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Misteri del web, della terra, dell’uomo e della natura. Tutto ciò che è per sua natura inconoscibile ed inspiegabile.

DIVORATO DALLE RADIAZIONI – La terribile storia di Hiroshi Ouchi

Alle volte l’orrore che può colpire una persona è in grado di andare oltre ogni immaginazione. Esistono degli eventi che possono causare un dolore fisico terribile. Lo abbiamo visto parlando di metodi di esecuzione e torture. Lo abbiamo visto parlando di serial killer spietati e di esperimenti disumani.  Ma cosa accade quando è una forza superiore, un energia potente ed inarrestabile, a divenire torturatore e killer di una persona? Cosa accade quando l’energia nucleare si ribella all’uomo portandolo alla più completa e dolorosa distruzione fisica?

Il nucleare è indubbiamente una fonte di energia molto vantaggiosa. I costi di produzione e distribuzione sono relativamente bassi e il suo impatto ambientale, se non avvengono incidenti e si fa una corretta manutenzione, è minimo. Il nucleare permette una maggiore indipendenza energetica e, conseguentemente, economica. Ma dietro ai suoi grandi vantaggi, il nucleare porta con se delle conseguenze orribili laddove avvengano incidenti. Ci basta pensare agli incidenti di Chernobyl o di Fukushima per avere un quadro completo dell’orrore che può scaturire da questi incidenti.

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Ettari ed ettari di territorio che divengono invivibili a causa delle radiazioni…centinaia di morti tremende. Malattie genetiche e deformità strazianti ed insopportabili. Ma, dovendo scegliere un caso veramente significativo
di ciò che le radiazioni possono causare ad un uomo, il terribile incidente di Hiroshi Ouchi, è quanto di più brutalmente esemplificativo possa esistere.

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Hiroshi Ouchi era un operaio trentacinquenne impiegato in una piccola fabbrica di combustibile nucleare situata nei pressi di Tokaimura, un villaggio a circa 130 chilometri da Tokio.

Tokai No. 2 Power Station is seen in Tokaimura, 70 miles (110 kilometers) northeast of Tokyo, Friday, Oct. 10, 2008.  Smoke was detected earlier in the day at the Japanese nuclear power complex that suffered a major accident a decade ago, but the operator said there was no release of radioactivity. The smoke was found at a solid waste facility at the Tokaimura plant  in a room where metal waste is burned, said Masataka Sekine, a spokesman for operator Japan Atomic Power Co. (AP Photo/Kyodo News) ** JAPAN OUT, MANDATORY CREDIT, FOR COMMERCIAL USE ONLY IN NORTH AMERICA **

Hiroshi non avrebbe mai potuto immaginare che il 30 settembre del 1999 la sua vita, per come la conosceva, sarebbe cambiata per sempre. Tramutata in un terrificante incubo ad occhi aperti. Un incubo talmente orrendo e surreale che difficilmente possiamo immaginarlo.

Quel giorno Hiroshi, insieme ad altri due operai, fu esposto ad un quantitativo di radiazioni incredibilmente alto. Un errore umano nella miscelazione di uranio ed acido nitrico all’interno di un serbatoio causò una reazione nucleare
fortissima. Dal serbatoio scaturì una grande quantità di raggi gamma che investì gli operai. Il più vicino alla fonte delle radiazioni fu proprio Hiroshi.

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In un primo momento gli operai riuscirono a fuggire in una zona più sicura e, dopo aver chiamato i soccorsi furono portati in ospedale. Uno di loro morì dopo qualche mese di cure intensive in ospedale, l’altro riuscì miracolosamente a sopravvivere. Ma è proprio su Hiroshi che intendo concentrarmi. L’operaio che assorbì il maggior numero di radiazioni andò incontro ad un orrendo destino.

Appena giunto in ospedale Hiroshi sembrava stare abbastanza bene. Era in grado di comunicare con i medici e di muoversi normalmente, nonostante il malessere generale che cominciava ad accusare in tutto il corpo. Ma, ben presto, la stuazione degenerò. L’uomo cominciò a perdere grandi porzioni di pelle, che si staccavano e cadevano
a terra come strisce di carta strappata. Hiroshi fu messo in coma farmacologico per evitargli l’orribile dolore causato dalla lenta ed inesorabile degenerazione cellulare che era appena iniziata. I raggi gamma avevano quasi completamente distrutto il corredo cromosomico dell’uomo. La pelle rimasta attaccata al corpo iniziò a cambiare
colore, divenendo sempre più scura. In breve tempo Hiroshi divenne irriconoscibile.

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Una massa di carne sanguinolenta che ogni giorno spurgava più di venti litri di fluidi corporei. Un grottesco monito di ciò che un errore umano può causare quando si maneggiano sostanze pericolose come l’uranio.

I dolori sarebbero stati terrificanti, insopportabili oltre ogni immaginazione, se Hiroshi non fosse rimasto sedato per tutto il tempo che sopravvisse all’incidente.

E qui c’è uno degli elementi più incredibili e surreali dell’intera vicenda. L’uomo rimase in questo stato, ancora in vita, per circa tre mesi.

In Giappone la legge impone che i medici facciano di tutto per tentare di salvare la vita ad un paziente, tentando ogni possibile cura fino al sopraggiungere della morte. Vennero tentate delle trasfusioni massicce di sangue, innesti cutanei su tutto il corpo e trapianti di cellule staminali…ma fu tutto vano.

Una situazione surreale.

I medici sapevano perfettamente che Hiroshi non sarebbe potuto sopravvivere. La sua condizione clinica era terribile e, anche se fosse sopravvissuto, non avrebbe mai potuto essere risvegliato dal coma farmacologico,  tanto meno lasciare l’ospedale. Vennero persino mosse delle accuse ai medici, tacciati di aver prolungato oltremodo la vita dello sfortunato operaio. In fondo una condizione clinica simile non era mai stata vista e le possibilità di poter sperimentare su dei pazienti colpiti in modo così grave dalle radiazioni erano molto rare.

Ad oggi, il triste ed inquietante caso dell’incidente di Hiroshi Ouchi è considerato uno degli incidenti più gravi nel campo del nucleare. Testimonianza di ciò che può accadere quando vengono commessi degli errori in questo campo. Un esempio di quanto la vita, e la morte, a volte possano essere più crudeli di qualunque macabra fantasia.

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L’INCIDENTE DI CHICHI-JIMA

Il Giappone è stato, senza ombra di dubbio, uno dei luoghi dove si sono consumati alcuni degli atti più atroci della Seconda Guerra Mondiale. Nelle isole di questo arcipelago i combattimenti tra l’esercito nipponico e quello americano hanno raggiunto dei picchi di violenza altissimi, causando una quantità enorme di morti sia tra i militari che tra i civili. In questi luoghi gli orrori messi in atto da entrambi gli schieramenti furono molti ed estremamente violenti e brutali. Basti pensare alle atrocità compiute dall’Unità 731, lo squadrone della morte giapponese impegnato in terrificanti esperimenti sui prigionieri cinesi, oppure alle bombe atomiche americane che distrussero le città di Hiroshima e Nagasaki, ponendo fine al conflitto e causando centinaia di migliaia di vittime.

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Però, tra le isole del Giappone, sono avvenuti anche altri atti raccapriccianti, atti che forse sono meno conosciuti e che hanno coinvolto molte meno persone, ma che certamente non possono essere battuti in quanto a brutalità e follia. A volte la guerra è in grado di far uscire il lato più oscuro e malato delle persone e l’ inquietante avvenimento conosciuto come l’Incidente di Chichi-Jima ne è un esempio tanto reale quanto scioccante.

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Giappone, 1944. Gli scontri tra americani e giapponesi erano al loro apice. Migliaia di soldati si affrontavano nei mari e sulle boscose isole dell’arcipelago. Alcuni dei più brutali combattimenti della Seconda Guerra Mondiale si stavano consumando in tutta la loro violenza. Ogni giorno centinaia di ragazzi morivano a causa dei proiettili e delle bombe nemiche.

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In questo scenario agghiacciante un’aereo militare americano venne abbattuto dalla contraerea giapponese mentre sorvolava le acque nei pressi dell’isola di Chichi-Jima.

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L’impatto con il mare fu tremendo, ma nove soldati riuscirono a salvarsi la vita, almeno per il momento. Uno di loro, un ragazzo di nome George Bush, venne salvato dal sottomarino USS Finback. Lo stesso George Bush che poi diverrà il quarantunesimo presidente degli Stati Uniti d’America.

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Per gli altri otto ragazzi, invece, la sorte fu ben più tragica. Vennero catturati dai soldati giapponesi, e dopo essere stati torturati per diversi giorni vennero finalmente uccisi. Un avvenimento molto triste e violento ma, d’altro canto, questa era la quotidiana normalità in un conflitto come quello che si stava consumando in Giappone.
Ma, furono i metodi di tortura e le motivazioni delle esecuzioni a rendere le cose veramente oscure ed inquietanti,
stendendo un velo di follia e sadismo sull’isola di Chichi-Jima.

In una base giapponese dell’isola, si stava consumando un banchetto organizzato dal generale Yoshio Tachibana in
onore dei suoi colleghi della marina militare.

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Il banchetto stava andando molto bene, talmente bene che presto le vivande si esaurirono. E fu’ in questo momento,
in un impeto di follia, che il generale Tachibana diede un ordine tanto strano quanto spaventoso. Ordinò ad un dei suoi sottoposti di recarsi ad una tomba il più recente possibile e di prelevare dal cadavere della carne. In particolare era interessato al fegato. Il sottoposto, senza battere ciglio, si recò alle tomba di uno dei militari appena catturati, morto da poche ore, e ne prelevò la carne come ordinato dal suo superiore. Il banchetto così potè proseguire.
Gli invitati si stupirono molto di quanto fosse gustosa e prelibata la carne che gli era stata appena servita.

Iniziarono ad essere messe in atto una serie di esecuzioni ai danni dei prigionieri di guerra presenti sull’isola, con il solo scopo di prelevarne la carne per consumarla durante i pasti. Ma, incredibilmente, queste esecuzioni non furono la cosa peggiore che venne messa in atto da quei soldati.

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Infatti, se dei prigionieri di guerra vennero giustiziati immediatamente, altri non furono così fortunati.
Alcuni di loro vennero mutilati ancora vivi e la loro carne venne consumata sul momento. Le loro membra vennero squarciata dai coltelli degli affamati soldati giapponesi, i loro arti furono amputati, cucinati e consumati davanti ai loro occhi. Era importante mantenere i prigionieri superstiti in vita il più a lungo possibile poichè il clima dell’isola era molto caldo ed umido, e non vi era la possibilità di conservare efficacemente la carne che finiva presto per decomporsi. Questa orrenda situazione andò avanti per diversi giorni, tra esecuzioni, mutilazioni e pasti a base di carne umana.

Non sappiamo perchè al generale Tachibana venne la spaventosa idea di nutrirsi con la carne dei prigionieri americani. Certo, durante il conflitto il cibo tra i soldati scarseggiava. La fame era uno dei problemi più gravi ma, a mio parere, non sufficiente a giustificare uno degli atti più scioccanti avvenuti nel’arcipelago giapponese. La guerra finì, come ben sappiamo, a causa delle bombe atomiche di Iroshima e Nagasaki, ed iniziarono una serie di investigazioni sui crimini di guerra commessi in quei luoghi. Trenta soldati giapponesi, tra cui il generale Yoshio Tachibana, vennero arrestati e condannati a morte per impiccagione.

Ad oggi, l’incidente di Chichi-Jima è stato quasi dimenticato, e se ne parla veramente poco, ma secondo me è un esempio lampante di tutto ciò di brutale e deviato, che una guerra può portare con se.

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IL MISTERIOSO MASSACRO DELLA FAMIGLIA GRUBER

Nel corso della storia sono avvenuti innumerevoli fatti inquietanti. Avvenimenti misteriosi e delitti irrisolti sono argomenti tanto affascinanti quanto spaventosi. Ma cosa accade quando queste due tipologie di eventi si combinano? Cosa accade quando un delitto irrisolto e brutale si fonde ad una serie di fatti misteriosi e disturbanti? L’inquietante storia dei delitti di Hinterkaifeck ne è un esempio terribilmente lampante.

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La nostra storia inizia nel 1921, in una zona boscosa della Baviera, Germania. Nella fattoria Hinterkaifeck viveva la famiglia Gruber, composta da Andreas e Cäzilia, i padroni di casa, Viktoria, la loro figlia divenuta da poco vedova, ed i nipotini Cäzilia e Joseph, di 7 e 2 anni.

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Quello che all’apparenza poteva sembrare un vero e proprio idillio, con una famiglia unita che viveva in un luogo meraviglioso e bucolico, in realtà nascondeva terribili segreti. Andreas, il padrone di casa sessantatreenne, era
un uomo violento ed autoritario. A casa la sua parola era legge, e non esitava a farsi rispettare utilizzando la cinghia, che troppo spesso si abbatteva sul corpo della moglie.

Si mormorava che l’uomo fosse attratto in maniera insana dalla figlia Viktoria e che avesse più volte abusato sessualmente di lei. Si vociferava che il piccolo Joseph, il figlio minore della ragazza, fosse stato concepito in seguito ad uno dei numerosi stupri operati da Andreas. Quel che è certo è che l’uomo fece di tutto, negli anni successivi alla morte del marito di Vicktoria, per impedirle di sposarsi nuovamente. Ma le disturbanti e deviate vicende famigliari dei Gruber non erano l’unico ricettacolo di oscurità che si nascondeva all’interno della fattoria Hinterkaifeck.

Una notte la serva della famiglia in seguito a degli strani avvenimenti, decise di licenziarsi. La donna si trovava all’esterno delle sue stanze, nel cortile, quando cominciò a sentire strane voci che mormoravano nell’oscurità. La serva, incuriosita, decise di cercare la fonte di tale rumore. Le voci sembravano provenire dall’atticco e, man mano che vi si avvicinava, poteva udirle sempre con maggiore chiarezza, fino a che non iniziò a sentire le inquietanti voci, dal tono cupo e cavernoso, che pronunciavano il suo nome in una sorta di cantilena. La donna fu’ costretta a fuggire all’interno delle sue stanze quando le voci demoniache cessarono per lasciare posto a rumori assordanti che si propagavano per tutto il cortile. A detta della serva la fattoria era posseduta.

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Non possiamo sapere se ciò che vide la donna fu realtà o solamente un’allucinazione causata dallo stress accumulato a causa dell’ambiente così ostile e violento in cui lavorava. Quel che sappiamo di per certo è che la donna, da quella notte, non potè più reggere la situazione. Decise di andarsene.

A causa della reputazione sinistra che la fattoria Hinterkaifeck si stava facendo passarono dei mesi prima che la famiglia riuscisse ad assumere una nuova donna di servizio. Naturalmente i Gruber non credettero ad una sola parola proferita dalla serva, neanche quando raccontò di aver visto una strana figura dal capo incappucciato nascondersi nell’ombra. Ma da quel giorno, per i Gruber, le cose cominciarono a precipitare in un vortice di orrore, fino al terrificante epilogo.

Una sera Andreas scoprì una serie di impronte nella neve fresca che dal fienile arrivavano fino al centro della proprietà. Provenivano dal vicino bosco e sembravano sparire nel nulla. La notte stessa l’uomo fu svegliato da dei rumori agghiaccianti che provenivano dalla verada dell’abitazione. La steessa cosa che la cameriera licenziatasi
poco tempo prima, gli aveva raccontato terrorizzata. Ma, nonostante le accurate ispezioni di tutta la proprietà, non fu trovato nulla fuori posto.

L’inquietante situazione andò avanti per diverso tempo, fino al 31 maggio del 1922. Quel giorno l’incubo dei Gruber, una famiglia dilaniata dalla violenza di un padre padrone e da quegli stani fenomeni, ebbe fine…con la brutale morte di tutti i suoi componenti.

Gli abitanti del villaggio vicino, non vedendo da giorni nessun membro della famiglia, si insospettirono, e decisero di mandare le autorità sul posto. Apparentemente tutto sembrava tranquillo alla fattoria ma, nel granaio, si nascondeva il primo indizio di uno dei crimini più brutali e misteriosi mai commessi nella storia.

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A terra, ricoperto dal fieno, c’era il cadavere di Andreas. All’interno dell’abitazione i corpi della moglie, di Victoria e della figlioletta Cäzilia giacevano, ricoperti da alcuni vestiti, in una pozza di sangue. La serva appena assunta si trovava all’interno delle sue stanze. Il suo corpo era stato brutalmente martoriato ed erano evidenti segni di tortura.

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Il minore dei figli di Viktotia, Joseph di soli due anni, fu ritrovato all’interno della sua culla, senza vita e con numerose ferite insanguinate sparse per il suo piccolo corpo. In quella fattoria si era consumato un vero e proprio
massacro. Il sangue imbrattava le pareti ed il pavimento dell’abitazione.

Le indagini della polizia rivelarono che tutti i componenti della famiglia erano morti a causa di violente picconate sulla testa.

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In oltre, per qualche oscuro motivo, da tutti i corpi era stata asportata una ciocca di capelli. Si stabilì che i decessi erano avvenuti venerdì 31 maggio ma, stranamente, i vicini affermarono con certezza che avevano visto del fumo fuoriuscire dal camino dell’abitazione fino alla domenica sera.La polizia ritrovò anche numerosi pasti semi consumati in giro per la casa. Il cibo era ancora molto fresco, probabilmente preparato la sera precedente. Inizialmente si pensò al furto come movente, ma questa teoria fu scartata subito dopo che vennero ritrovati tutti i soldi dei Gruber al sicuro nell’abitazione. Alcuni ipotizzarono un delitto passionale, ma le prove a supporto di questa tesi scarseggiano.

Ad oggi, a distanza di quasi 100 anni da quegli orribili accadimenti, ancora nessuno sa con certezza cosa accadde quel giorno nella fattoria dei Gruber. Chi li uccise? Quale assassino riuscì a compiere una strage così efferata, uccidendo 6 persone a colpi di piccone, e ad avere il sangue freddo di fermarsi ancora due giorni all’interno dell’abitazione preparandosi dei pasti ed utilizzando il camino? Gli strani avvvenimenti che torturarono psicologicamente i Gruber, le impronte nella neve, gli strani rumori…fu l’assassino stesso a farli
oppure dietro a questa inquietante vicenda si nasconde qualcosa di più oscuro. Purtroppo, quasi sicuramente, non lo sapremo mai.

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ORRORE AD HONG KONG – L’omicidio di Hello Kitty

Quella che sto per raccontarvi è una storia raccapricciante. Un racconto di orrore, tortura e morte. Una vicenda segnata dalla depravazione più profonda e brutale che, sono certo, sarà in grado di turbarvi profondamente. Quello che sto per raccontarvi è il caso universalmente noto come L’omicidio di Hello Kitty.

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Questa storia ha inizio ad Hong Kong, nel 1999. Una ragazzina di 14 anni, dal nome sconosciuto a causa delle leggi che tutelano i minori di età, si recò di corsa dalla polizia. Era terrorizzata. Le sue mani tremavano e sudavano copiosamente. Il suo volto era contratto in una smorfia di terrore mentre raccontava agli agenti la sua bizzarra storia. La ragazzina era convinta di essere perseguitata dallo spettro di una donna. Non poteva più dormire, ne restare da sola al buio. Appena provava a chiudere gli occhi il terrificante fantasma si manifestava, perseguitandola giorno dopo giorno.

Naturalmente la polizia non volle credere a questo racconto. Gli agenti stavano per accompagnare la quattordicenne fuori dal dipartimento quando una delle frasi che pronunciò li congelò sul posto. “Sono perseguitata dallo spirito della donna che io ed il mio ragazzo abbiamo torturato ed ucciso”. Non era possibile ignorare una tale frase.

I poliziotti, seppur ancora scettici, si recarono nell’abitazione indicata dalla ragazza. Ciò che trovarono non fece altro che confermare i loro più oscuri presentimenti.

All’interno dell’abitazione erano evidenti i segni di un recente massacro. Qualcosa di orripilante era accaduto da poco.

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I resti smembrati e bolliti di una ragazza vennero ritrovati in giro per l’appartamento. Visceri all’intero di sacchetti di plastica, sangue nella vasca da bagno. Il ritrovamento più emblematico e disturbante di tutti fu’ un teschio umano cucito all’intero di un grande pupazzo di Hello Kitty versione Sirena.

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Di fronte agli occhi della polizia andava configurandosi uno dei delitti più brutali e depravati mai commessi
ad Hong Kong. Insieme alla quattordicenne vennero fermati il suo fidanzato ed altri due uomini, tutti membri della criminalità del luogo. Il loro racconto riguardo al macabro ritrovamento ed all’omicidio ad esso collegato è agghiacciante.

Fan Man-Yee era una bella ragazza di 23 anni.

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La sua vita era sempre stata abbastanza difficile. Era nata e cresciuta in un ambiente colpito dalla criminalità, dove
era necessario vivere di espedienti per sopravvivere. Lavorava come hostess in un night club della zona. Il suo lavoro consisteva nell’accogliere i clienti all’interno del locale, intrattenerli, offrire loro dei drink e metterli a proprio agio. Spesso era anche costretta a prostituirsi per poter tirare avanti. La ragazza era dipendente dalle droghe, in particolare dall’ Ice, un tipo di metanfetamina molto in voga in Asia. Fu proprio questa dipendenza a portarla a conoscere Chan Man-lok, un delinquente locale membro della criminalità organizzata.

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Chan divenne un cliente regolare della ragazza ed arrivò a passare moltissimo tempo con lei.  La loro pseudo-relazione durò circa un anno. Fin che un giorno Fan commise lo sbaglio più grande della sua vita, uno sbaglio che le sarebbe costato molto caro. La ragazza rubò il portafoglio di Chan e tentò di far perdere le sue tracce. La vendetta dell’uomo fu’ tremenda.

Il 17 marzo del 1999 Chan ordino’ ai suoi complici Leung Shing-cho e Leung Wai-lun di sequestrare la ragazza. Il piano era quello di farla prostituire fino a che non fosse riuscita ad estinguere il suo debito. Ma i tre delinquenti erano quasi sempre fatti di Ice e non riuscirono a contenere la loro violenza su Fan. Una prostituta sfigurata e ricoperta di lividi non poteva attirare molti clienti. I tre, in uno scatto di incredibile brutalità, si resero conto che sarebbe stato molto più divertente torturarla. Fan Mann-Yee venne rinchiusa all’interno di un appartamento e venne torturata ogni giorno per un mese intero. Il suo supplizio fu orribile.

I delinquenti sfogavano la loro ira sulla ragazza perquotendola con estrema violenza. Il su fragile corpo veniva sbattuto contro le pareti del’abitazione con terribile forza. Spranghe di ferro e tubi erano utilizzati per colpirla al volta e sulla schiena. La perversione dei suoi aguzzini non conobbe limiti. La donna veniva costretta a sorridere ad ogni percossa ricevuta, veniva costretta a ringraziare i suoi carnefici per i colpi subiti. Se si rifiutava veniva colpita con ancor più violenza. I suoi aguzzini arrivarono persino ad avvolgerla nella plastica per poi scioglierlgliela sulla pelle con un ferro rovente. Entro breve tempo il corpo della ragazza venne ricoperto da ustioni orribili e ferite purulente. I 3 carnefici si divertivano a ricoprire le ferite della donna con diversi almenti e salse piccanti, nel tentavo di stabilire quale di queste facesse più male. Un giorno Fan venne sorpresa a rubare del cibo dalla cucina dell’appartamento. Per punizione i suoi torturatori presero del grasso misto ad olio, lo riscaldarono nel microonde fino fargli raggiungere una temperatura elevatissima e la costrinsero a berlo.

La giovane veniva torturata brutalmente ogni giorno, fino a che i suoi aguzzini non avevano smaltito la dose giornaliera di metanfetamina e la ragazza era ridotta ad un pezzo di carne insanguinato e privo di ogni emozione. Le torture che subiva erano molto varie ed andavano dalle ustioni all’obbligo di ingerire urina ed escrementi. Anche la fidanzata quattordicenne di uno dei tre prese parte alle torture, la stessa ragazzina che poi correrà dalla polizia perchè convinta di essere perseguitata dal fantasma di Fan. Finalmente, dopo un mese intero di inferno, Fan Man-Yee morì all’interno del bagno in cui da qualche giorno era segregata. I suoi carnefici non ebbero pietà di lei neanche dopo la morte. Fecero a pezzi il corpo della ragazza all’interno della vasca da bagno. Le tagliarono la testa e la bollirono in una pentola. Presero quel che e restava e lo nascosero all’interno di una bambola di Hello Kitty.

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I tre aguzzini vennero condannati all’ergastolo con l’accusa di rapimento ed omicidio. La quattordicenne che andò dalla polizia invece, a causa della sue giovane età e della sua testimonianza volontaria, venne considerata collaboratrice di giustizia ed evitò così l’incarceramento.

Questo orribile delitto ebbe da subito un’enorme risonanza mediatica e venne conosciuto in tutto il mondo grazie all’articolo di Tom Hilditch intitolato “The Hello Kitty Murder”.

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