UNA STORIA CHE TI GELERA’ IL SANGUE

Si dice che una madre sia Dio agli occhi di un figlio. Ed è vero. Ma quale dio può farsi manipolare, rivolgendo la sua follia, sadica e brutale, contro la propria creatura, arrivando a torturarla per mesi e mesi senza provare alcun briciolo di compassione.

La storia che sto per raccontarvi è quanto di più malato ed agghiacciante si possa immaginare, soprattutto se pensiamo che a subire questi indicibili orrori furono due bambini di 8 e 10 anni.
Una sotria che, ancora una volta, ci dimostra come la realtà possa superare, in negativo, la più macabra fantasia. Una storia che, sono certo, ti gelerà il sangue.

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Repubblica Ceca, 2007.

Klara Mauerova era la madre di due bambini: Ondrej di 8 anni e Jakub di 10. La donna era disturbata.
Soffriva di violenti scatti d’ira e di deliri pseudo-religiosi.

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Sua sorella, Katerina, residente nella stessa abitazione, aveva dei disturbi simili.

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In casa con loro viveva anche un’altra donna non imparentata con Klara e Katerina. Barbora.

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Soffriva di un disturbo molto raro che le conferiva l’aspetto di una tredicenne, nonostante i suoi 33 anni.
Anche la sua mente era copromessa dalla malattia. Se in certi momenti si comportava come una donna adulta, in altri dimostrava il carattere di una bambina di 7/8 anni.

Barbora aveva una grande influenza sulla mente di Klara. La convinse ad unirisi ad un movimento religioso chiamato “Il movimento del Graal”, una setta molto diffusa in tutto il mondo che, tra i suoi precetti, predicava la totale libertà dell’individuo che doveva essere privo di ogni tabù sociale.

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Un’elemento che contribuì all’orrore che si scatenò in casa Mauerova.

Barbora aveva anche un’altra particolarità. Era estremamente gelosa dei due figli di Klara, invidiosa delle attenzioni che la madre dedicava loro.

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Poco per volta manipolò la mente, già debole, di Klara arrivando a convincerla che i figli fossero perfidi e crudeli e che meritassero una punizione esemplare.
Possiamo solo immaginare cosa provarono i due bambini quando la loro madre, con una violenza ed una cattiveria insolite, difficili da comprendere per dei bambini, li prese e li trascinò con rabbia nel seminterrato di casa loro.

Un luogo famigliare tramutato in un inferno.

I piccoli vennero incatenati al muro e l’orrore ebbe inizio.

Ogni giorno, la loro mamma, aiutata dalla zia e da Barbora, li torturava brutalmente. Spesso le loro teste venivano immerse all’interno di una tinozza piena d’acqua, quasi fino all’annegamento. Calci, pugni frustate e persino abusi sessuali, erano ormai divenuti la quotidiana normalità. Ben presto i piccoli corpi vennero ricoperti da molte cicatrici causate da bruciature di sigaretta. I due bambini erano costretti a vivere il loro incubo al buio, incatenati al muro o ad un tavolo, a volte all’interno di una gabbia, circondati dai loro stessi escrementi.

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L’orrore e la paura furono inimmaginabili, ma questo era solo l’inizio.

Un giorno Klara si presentò davanti ai figli con un coltello.

Poco per volta, lentamente, cominciò ad incidere le carni di Ondrej.

Il suo corpo venne parzialmente scuoiato.

Dopo di che iniziò a strappare piccoli pezzi della carne del figlio. Al tremendo, indescivibile, dolore fisico provato dal bambino dobbiamo aggigungere un’dolore psicologico ben peggiore.
Ondrej e Jakub vennero costretti a mangiare quella carne insieme alla madre. Pezzo dopo pezzo. Infine Klara diede il coltello a Jakub e lo costrinse ad imitarla, obbligandolo a seviziare il fratello.

Una situazione tremenda, soprattutto se a viverla sono due bambini che vedono la loro madre, la persona che li dovrebbe amare e proteggere, trasformarsi in un mostro affamato di sangue e violenza.

La donna, che non voleva perdersi nessun movimento dei due bambini, installò un video baby monitor così da poter vedere i figli comodamente dalla sua cucina.

Le torture proseguirono per sei mesi. Sei mesi di terrore e dolore passati incatenati e feriti, al buio.

Tutto questo sarebbe durato fino alla morte dei piccoli, se non fosse stato per un caso fortuito.
Un vicino di casa installò infatti un altro baby monitor nella camera del figlioletto di pochi mesi, così da poterlo tenere d’occhio durante la notte.
Apparecchi del genere sono soliti interferire tra di loro quando sono posizionati ad una breve distanza l’uno dall’altro. Quello che vide l’uomo quando accese lo schermo dell’apparecchio non lo avrebbe mai dimenticato.

Nell’immagine distorta che comparve sul monitor un bambino di circa 8 anni giaceva nudo a terra, mentre si contorceva in una pozza di sangue ed escrementi. Ferite orribli e grandi tratti di carne esposta gli coprivano il corpo.

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L’uomo chiamò la polizia che accorse a casa Mauerova e, finalmente, dopo aver sfondato la porta della cantina
l’incubo, per i due bambini, ebbe fine.

Insieme a loro venne trovata anche Barbora. Era vestita come una bambina e stringeva tra le braccia un’orsacchiotto di peluches. La donna, fingendosi una vittima, corse tra le braccia di uno dei poliziotti, non destando alcun sospetto. Fu portata in un’orfanotrofio, dal quale però riuscì a scappare.
Venne catturata qualche tempo dopo. Per sfuggire alla giustizia si era fatta adottare da una famiglia norvegese spacciandosi per Adam un bambino di 13 anni.
Klara e la sorella Katerina furono arrestate. Durante il processo le donne, in lacrime, confessarono tutti gli orribili maltrattamenti che fecero subire ai bambini.

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Dissero di essere state manipolate da Barbora che aveva operato su di loro un vero e proprio lavaggio del cervello.
Nonostante l’orrore scaturito dalla mente delle 2 donne la condanna fu di appena 9 anni di reclusione per Klara e 10 per Katerina, mentre non si hanno notizie certe sulla condanna di Barbora.

9 e 10 anni, una punizione a mio avviso insufficiente per il pezzo d’inferno che le donne riuscirono a portare in quello scantinato.

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Informazioni su D. Thecnocaos

Il mistero ed il paranormale mi affascinano. L'orrore e l'inquietudine sono il mio pane quotidiano.

Pubblicato il 28 aprile 2015, in MISTERI con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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