Il Vampiro di Brooklyn

Albert Fish è stato, senza dubbio, uno dei serial killer più brutali, sadici e malati della storia. Le sue vittime predilette erano i bambini.

Egli amava torturarli, ucciderli e poi mangiarne le carni.

Nella usa personalità vennero riscontrate ben 18 parafilie. Dal sadismo al masochismo. Dalla coprofagia al cannibalismo. Dalla pedofilia all’ossessione religiosa fino ad arrivare alla flagellazione ed all’autocastrazione. Ma chi era Albert Fish? Cosa lo spingeva ad uccidere in modi così sadici e brutali? Quale fu la sua storia?

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Albert Fish nasce il 19 maggio 1870, a Washington. La sua famiglia, seppur apparentemente rispettabile e normale, aveva alle spalle moltissimi casi di malattia mentale.
Uno zio ed un fratellastro di Albert erano deceduti in un’ospedale psichiatrico, dove erano stati ricoverati a causa dei loro deliri e delle loro visioni mistiche.
Un fratello di Albert era nato idrocefalo. La malattia dovuta all’accumulo di liquidi nella zona del cervello, gli causava problemi come visione doppia e diversi disturbi della personalità.

La zia e la madre invece soffrivano di allucinazioni visive ed uditive.
La situazione famigliare non era delle migliori e, quando il padre di Albert morì, la madre, non potendo più provvedere ai bisogni del figlio, lo fece chiudere in un orfanotrofio dove passò 9 lunghi anni della sua vita.
L’orfanotrofio fu un’esperienza orribile per il giovane Albert. All’epoca, negli orfanotrofi, le punizioni corporali erano la norma. La frusta era molto utilizzata.
Fu in questo periodo che Fish cominciò a sviluppare le sue parafilie. Egli stesso, divenuto adulto affermò che l’unica cosa che imparò all’orfanotrofio fu il provare piacere per il dolore.
Dopo essere uscito dall’orfanotrofio, e dopo un breve ed infelice matrimonio, Fish rimase solo con 6 figli a cui badare.

In questo periodo cominciarono i suoi deliri, per lo più a sfondo religioso. Si convinse che dio gli aveva dato il compito di espiare i suoi peccati tramite punizioni corporali e sacrifici umani ai danni di bambini.

Su se stesso, Fish, attuava delle vere e proprie torture. Obbligava i suoi figli a frustarlo fino a farlo sanguinare copiosamente. Si infilava dei bastoncini per la pulizia delle orecchie imbevuti di alcool nell’ano, per poi dargli, successivamente, fuoco. In oltre era solito infilarsi degli aghi nella zona tra l’ano e lo scroto. Molte volte gli aghi rimanevano incastrati e Fish non era più in grado di toglierli.

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Questa è una radiografia che è stata fatta al suo bacino, nella quale sono visibili un gran numero di aghi.

Questo era Albert Fish, il serial killer sadico e cannibale che venne accusato di un numero di omicidi che va dai 15 ai 100.

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Tra le sue vittime predilette, come ho già detto, vi erano i bambini, sui quali si accaniva con sadismo e brutalità.

 

E’ una mattina di luglio del 1924. Francis McDonnel, un bambino di 8 anni, sta giocando a palla vicino al portico di casa sua. Un vecchio vestito male, che borbotta qualcosa tra se e se, lo osserva insistentemente. Nessuno si accorge che il piccolo Francis sparisce, portato via da quell’anziano e strano signore.

Il padre di Francis, un poliziotto, organizza immediatamente delle ricerche. Il cadavere del bambino viene ritrovato poche ore dopo, sdraiato sotto un’albero.
Il bambino è stato strangolato con le sue bretelle e presenta sul piccolo corpo segni evidenti di bastonate.

 

E’ l’11 febbraio 1927. Billy Gaffney, 4 anni, ed un suo amichetto, stanno giocando nel cortile davanti casa. Un ragazzino di 12 anni li tiene d’occhio, almeno fino a che non è costretto ad allontanarsi per qualche minuto. Al suo ritorno Billy è sparito.

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L’amichetto del piccolo scomparso è terrorizzato. Dice che l’uomo nero ha portato via Billy, naturalmente nessuno crede al bambino. Le ricerche iniziano ma di Billy nessuna traccia. Quando fu chiare che le ricerche non avrebbero portato da nessuna parte venne di nuovo interrogato l’amichetto di Billy. Egli diede una descrizione del rapitore, che corrispondeva ad un’anziano signore già sospettato di un crimine simile compiuto qualche tempo prima.

Albert Fish.

Sarà lo stesso Fish, una volta arrestato, a raccontare la sorte toccata a Billy Gaffney.

 

“…presi gli strumenti, un gatto a nove code (un tipo di frusta). Fatto in casa. Manico corto…Frustai il suo nudo posteriore fino a che il sangue non scorse sulle sue gambe. Tagliai le sue orecchie, il naso, incisi la sua bocca da orecchio a orecchio.
Estrassi i suoi occhi. Allora morì. Ficcai il coltello nel suo ventre e tenni la mia bocca vicino al suo corpo e bevvi il suo sangue….Tagliai la testa, i piedi, le braccia, le mani e le gambe sotto le ginocchia…Tornai a casa con la mia carne…Feci uno stufato
con le sue orecchie, il naso, pezzi della sua faccia e con il ventre. Misi cipolle, carote, rape, sedano, sale e pepe. Era buono.”

 

Ma il caso che rimase più impresso nell’opinione pubblica fu quello della piccola Grace Budd.

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Il 25 maggio del 1928 Edward Budd mise un’inserzione nell’edizione domenicale del New York World che diceva:
“Giovane uomo, 18 anni, desidera impiego nel paese.” Il 28 maggio Fish, allora cinquantottenne, visitò la famiglia Budd a Manhattan, New York City.
Si presentò come Frank Howard, un industriale di Farmingdale, New York, e gli disse che voleva assumere Edward
(in realtà aveva intenzione di portarlo in un luogo isolato e ucciderlo castrandolo e lasciandolo dissanguare).
Fu in questa occasione, invitato a restare per il pranzo, che Fish conobbe Grace. La bambina di 10 anni lo colpì subito.

Fish decise di cambiare obiettivo.

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Si offrì di accompagnare la piccola Grace alla festa di compleanno di sua sorella, affermando che la piccola si sarebbe divertita molto. I genitori di Grace, dapprima non molto propensi alla cosa, accettarono l’offerta. Essendo una famiglia abbastanza povera era un’occasione più unica che rara per far divertire la piccola.
Non la rividero mai più.
Fu lo stesso Fish a dire alla madre di Grace che fine aveva fatto la figlia. Lo fece nella maniera più sadica e brutale possibile. A distanza di sette anni dal rapimento spedì ai genitori della bambina una lettera, nella quale raccontava la sorte toccata alla bambina.

 

” La portai in una casa vuota a Westchester che avevo già scelto. Quando arrivammo lì, le dissi di rimanere fuori. Si mise a raccogliere fiori di campo.
Andai al piano di sopra e mi strappai tutti i vestiti di dosso. Sapevo che se non l’avessi fatto si sarebbero macchiati del suo sangue. Quando tutto fu pronto andai
alla finestra e la chiamai. Allora mi nascosi in un ripostiglio fino a che non fu nella stanza. Quando mi vide tutto nudo cominciò a piangere e provò a correre giù
per le scale. L’afferrai e lei disse che l’avrebbe detto alla sua mamma. Per prima cosa la spogliai. Lei scalciava, mordeva e graffiava.
La soffocai fino ad ucciderla, poi la tagliai in piccoli pezzi così avrei potuto portare la mia carne a casa. La cucinai e la mangiai….
…Mi ci vollero nove giorni per mangiarne l’intero corpo.”

 

Fu proprio a causa di questa lettera, scritta su un particolare foglio di carta siglato e facilmente rintracciabile, che Fish fu arrestato.
Il processo iniziò l’11 marzo 1935.

L’accusa era di omicidio premeditato ai danni della piccola Grace Budd.

La difesa di Fish tentò inutilmente di fargli avere l’infermità mentale. Fish era stato lucido e calcolatore. Aveva premeditato pianificato ed eseguito il suo piano. Durante tutto il processo Fish rimase sereno ed impassibile. Fù condannato a morte. L’unica dichiarazione che fece Fish fu che avrebbe preferito vivere perchè Dio aveva ancora del lavoro per lui.
La condanna venne eseguita nel carcere di Sing Sing il 16 gennaio 1936. Fish, anche in quel momento rimase sereno ed impassibile, dicendo solo che la sedia elettrica era l’unica modalità che gli mancava per procurarsi dolore.

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Informazioni su D. Thecnocaos

Il mistero ed il paranormale mi affascinano. L'orrore e l'inquietudine sono il mio pane quotidiano.

Pubblicato il 5 dicembre 2014, in MISTERI con tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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